Le trattative con Tito

10.6.1944: Sei giorni dopo l’occupazione di Roma, il Governo italiano indirizza alle autorità alleate un memorandum sostenendo la necessità di inviare unità navali nei porti di Trieste, Fiume, Zara e forze armate nei principali centri della Venezia Giulia utilizzando anche reparti italiani in collaborazione con quelli anglo-americani.
Giugno 1944: A Bolsena, tra il maresciallo Alexander e Tito si conviene l’attestamento delle forze jugoslave ad oriente di una linea, che, senza pregiudizi per i confini futuri, da Fiume va direttamente a Nord.
15.08.1944: Il sottosegretario agli Esteri Visconti Venosta rinnova all’ammiraglio Stone, capo della Commissione alleata di controllo in Italia, le richieste avanzate con il Memorandum del 10 giugno.
11.9.1944: L’ammiraglio Stone risponde affermando che il “Comando supremo dia, presentemente, l’intenzione di mantenere sotto il Governo militare alleato le provincie di Bolzano, Trento, Fiume, Pola, Trieste e Gorizia al momento della liberazione dell’Italia settentrionale”.
14.9.1944: L’on. Bonomi, per il Governo italiano, replica ribadendo le richieste italiane.
22.9.1944: L’ammiraglio Stone assicura Bonomi che le richieste sono state portate a conoscenza dei Comando supremo alleato.
Febbraio 1945: Belgrado. Secondo incontro fra il maresciallo Tito e Alexander: riconferma della linea di attestamento da Fiume direttamente a Nord convenuta a Bolsena.
Marzo 1945: il ministro degli Esteri De Gasperi inizia una azione diplomatica a Washington per ottenere l’occupazione alleata di tutta la Venezia Giulia.
22.4.1945: Truppe jugoslave occupano Brioni e le isole adiacenti; il VII Corpo jugoslavo marcia su Trieste ed il IX Corpo su Monfalcone.
1.5.1945: Elementi del IX Corpo e partigiani fanno la loro apparizione nelle zone periferiche di Trieste.
2.5.1945: Trieste: resa dei tedeschi alle forze neozelandesi. Il Comando jugoslavo occupa la città e ne assume l’amministrazione.
5.5.1945: Trieste risponde all’occupazione jugoslava con una manifestazione di popolo e cinque cittadini rimangono uccisi nel conflitto con gli slavi.
8.5.1945: Duro promemoria di Alexader a Tito.
9.6.1945: Belgrado. Tito, pur protestando, firma un accordo con il generale Morgan: il territorio ad occidente della linea Trieste – Caporetto – Tarvisio e gli ancoraggi di Pola e della costa occidentale dell’Istria sono posti sotto controllo diretto degli Alleati.
12.6.1945: Le truppe jugoslave lasciano Trieste.
22.8.1945: Il presidente del Consiglio Parri, rendendosi conto che rettifiche sulla frontiera orientale sarebbero state inevitabili e che è impossibile intavolare negoziati diretti con la Jugoslavia, avverte il presidente Truman che una pace ingiusta avrebbe deleterie conseguenze sulla vita politica italiana.
1.9.1945: Londra. Conferenza dei ministri degli esteri delle potenze alleate. Byrnes propone che l’Italia e la Jugoslavia vengano ad esporre il rispettivo punto di vista sulla questione del confine orientale.
18.9.1945: Per la Jugoslavia parla Kardelj il quale sostiene che “tutta la Venezia Giulia si riconnette ai Balcani”; che economicamente Trieste “è indispensabile alla Jugoslavia”; che politicamente e moralmente la Jugoslavia “non può permettere che gli italiani si servano di Trieste come di una testa di ponte per minare l’unità dello Stato Jugoslavo e penetrare nei Balcani”. De Gasperi risponde consegnando un memorandum che, sulla base delle proposte fatte il 22 agosto, caldeggia un accordo secondo la linea Wilson del 1919 che, sino al 1940, rappresentava il massimo delle aspirazioni jugoslave.
19.9.1945: Il Consiglio dei ministri degli affari esteri dei Quattro nomina una Commissione di esperti per accertare sul posto i dati etnici ed economici di quelle zone.
24.9.1945: La delegazione degli Usa, in linea di principio, accetta la proposta di prendere come base di trattativa la linea Wilson. Propone che la frontiera con la Jugoslavia segua l’andamento degli insediamenti etnici, con i necessari adattamenti per preservare l’economia della regione e dando Trieste, trasformata in porto franco, all’Italia.
9.3/5.4.1946: Gli esperti si intrattengono nella Venezia Giulia. Ciascuna delle quattro delegazioni che compongono la Commissione presenta una propria relazione. Tutte sono identiche nella sostanza, ma propongono quattro diverse linee di frontiera, delle quali la francese dalle porte di Trieste voltava subito a Ovest sottraendo all’Italia tutta l’Istria, aggregando a Trieste il tratto di costa a Sud della città fino a Cittanova. Da questo progetto nascerà l’idea del Territorio libero di Trieste.
Aprile 1946: Consegna della relazione finale degli esperti che, a parte le discordanti soluzioni per il tracciato del confine, riconosce l’esattezza di quanto sostenuto dall’Italia: nei distretti di Tarvisio, Gorizia, Basso Isonzo, Trieste e nell’Istria occidentale e meridionale la maggioranza etnica è italiana.
26.4.1946: Kardelj dichiara di non poter accettare alcuna delle proposte degli esperti e mantiene le richieste presentate a Londra nel settembre del 1945.
3.5.1946: De Gasperi sottolinea il valore del riconoscimento della tesi etnica sostenuta dall’Italia, specie perché gli esperti non hanno accolto l’invito dei Governo italiano “perché l’inchiesta fosse estesa a tutta la zona contestata ed in particolare alle regioni popolate in modo preponderante da italiani”. Molotov, di fronte all’opposizione anglo-americana di abbandonare Trieste alla Jugoslavia, propone alternativamente: a) trasformare Trieste in stato autonomo sotto la sovranità jugoslava con statuto internazionale, b) creare uno stato autonomo con due governatori uno italiano e uno jugoslavo. Da qui il compromesso disastroso per l’Italia. I Quattro abbandonano il principio del confine su basi etniche e adottano la linea di confine francese ma sottraendo all’Italia il territorio che avrebbe costituito il Territorio libero di Trieste.
3.7.1946: Questa decisione è definitivamente adottata dai Quattro, malgrado ogni protesta sia dell’Italia che della Jugoslavia.
10.8.1946: De Gasperi, ministro degli Esteri, dice: “La linea francese era già una linea etnica nel senso indicato dalle decisioni di Londra… ma, per quanto inaccettabile, era comunque una frontiera italo-jugoslava che attribuiva Trieste all’Italia. Che cosa è avvenuto sul tavolo dei compromessi durante il mese di giugno perché, il 3 luglio, il Consiglio dei Quattro facesse tabula rasa della decisioni di Londra e facesse della linea francese non la frontiera tra l’Italia e la Jugoslavia bensì la frontiera tra il cosiddetto “Territorio libero di Trieste”, dotato di uno speciale Statuto internazionale e la Jugoslavia?”
20.8.1946: La delegazione italiana consegna al segretario della Conferenza di pace una memoria in cui, fra l’altro, si propone di estendere il Territorio libero di Trieste fino a Pola e Brioni, smilitarizzando queste città in modo da restituire all’Italia i cinquantamila italiani della costa istriana e di includere nel Territorio libero di Trieste l’isola di Lussino. Tali proposte non sono accolte.
Sett. 1946: La delegazione italiana alla Conferenza di pace tenta, a più riprese, di far riprendere in considerazione come frontiera fra l’Italia e la Jugoslavia la linea etnica e propone 4’una libera consultazione delle volontà delle popolazioni interessate” secondo i principali della Carta atlantica. Inutilmente.
28.9.1946: La Commissione politica territoriale della Conferenza di pace approva la linea francese.
3.11.1946: Il governo italiano si appella ai Quattro perché “si proceda alla delimitazione della frontiera orientale secondo il criterio della linea etnica… e si ricorra al plebiscito nelle zone in contestazione… Il Governo italiano rivendica lo stesso principio nell’eventualità che venga creato il Territorio libero di Trieste perché le sue frontiere si estendano almeno sino alla zona indiscutibilmente italiana di Parenzo e di Pola”.
4/5.11.1946: Incontro Togliatti-Tito per un’intesa fra l’Italia e la Jugoslavia: baratto di Trieste con Gorizia; concessione all’Italia di un corridoio verso Trieste.
28.11.1946: i Quattro, raggiunto l’accordo sulle frontiere del futuro Territorio libero di Trieste, autorizzano la Jugoslavia a mantenere cinquemila uomini armati nella Zona B.
10.2.1947: Firma del Trattato di pace. Sforza, ministro degli Esteri, in una nota di protesta per il trattamento impostoci, manifesta il proposito di chiedere la revisione del Trattato. La Jugoslavia dichiara di non rinunciare ai “propri diritti” su tutta la Venezia Giulia e progetta di rioccupare Trieste, il presidente Truman ordina l’invio di rinforzi militari. In base al Trattato di pace, la Jugoslavia amministra la Zona B a “titolo temporaneo” e deve limitarsi alla normale amministrazione con assoluta imparzialità tra i gruppi etnici. La Jugoslavia applica invece tutti i possibili mezzi per cancellare ogni aspetto italiano nella zona.
1947: Il Consiglio di sicurezza dell’ONU, cui spetta la nomina del Governatore di Trieste, condizione per la creazione del Territorio libero di Trieste, non riesce ad accordarsi. La Francia suggerisce che l’Italia e la Jugoslavia si ,accordino fra loro: nessuna delle due parti si dichiara consenziente sui candidati proposti dall’altra.
Il problema torna al Consiglio di sicurezza che se ne occupa, senza risultati, tra la fine del 1947 e la primavera del 1948.
20.3.1948: Constatata l’impossibilità di pervenire alla nomina di un Governatore e valutata l’azione snazionalizzatrice svolta dalla Jugoslavia nella Zona B, le potenze occidentali emettono la Dichiarazione tripartita per cui Stati Uniti, Regno Unito e Francia invitano il Governo sovietico e quello italiano ad accordarsi “in vista di un protocollo addizione al Trattato di Pace con l’Italia per ricondurre sotto sovranità italiana l’intero Territorio libero di Trieste”.
9.4.1948: Il Governo italiano accetta la dichiarazione tripartita.
16.4.1948: Il Governo jugoslavo respinge la proposta. La Russia manifesta un netto rifiuto.
4.5.1948: Bevin, ministro degli Esteri di Gran Bretagna, dichiara ai Comuni che “Trieste dovrebbe essere restituita all’Italia” e che “se il Territorio libero, che è territorio italiano, fosse restituito all’Italia con la popolazione italiana che vi risiede esso rappresenterebbe una buona frontiera…”
28.6.1948: Il Cominform scomunica il Partito comunista jugoslavo.
21.2.1949: ALL’ONU, Austin, delegato americano, dichiara al Consiglio di sicurezza che l’art. 2 dello Statuto del Territorio libero di Trieste costituisce una pietra miliare per la salvaguardia dei diritti dell’uomo “violati dal governo poliziesco operante in Zona B”.
Il delegato inglese conferma che “una forma di governo poliziesco è stata estesa dalla Jugoslavia alla zona che essa deve amministrare, con tutte le caratteristiche di un governo totalitario. Ciò rende impossibile l’unificazione di questa zona con la zona anglo-americana in vista della formazione di un territorio indipendente e democratico secondo le linee previste dal Trattato di pace. In questa condizione l’istituzione di un territorio indipendente significherebbe la creazione di una zona aperta alle aggressioni dirette, secondo i metodi così spesso messi in pratica nell’Europa orientale”.
Luglio 1949: La Jugoslavia, introducendo il “dinaro” nella Zona B come unica moneta, conferma di voler dar vita ad un atto unilaterale di annessione.
11.2.1950: Roma. Colloqui del conte Sforza con il ministro Ivekovic che propone quale base per la soluzione del problema del Territorio libero di Trieste l’accordo Tito-Togliatti del novembre 1946. Sforza rifiuta.
8.4.1950: Milano. Sforza muove caute avances accolte freddamente dalla Jugoslavia.
28.4.1950: Tito, in una intervista, risponde a Sforza che sulla base delle “avances” non è possibile “iniziare trattative” che, al caso, vanno sviluppate sulla base dell’accordo con Togliatti.
1.5.1950: Sforza ribatte la necessità di un accordo fra Italia e Jugoslavia. Colloqui esplorativi con il rappresentante di Belgrado a Roma. Ottiene un rifiuto. Il ministro degli Esteri jugoslavo, in due successivi discorsi, afferma che l’Italia vuole creare un’atmosfera di minacce e di pressioni.
23.12.1950: Stipula dell’accordo economico bilaterale con la Jugoslavia per la sistemazione delle pendenze finanziarie derivanti dal Trattato di pace. Tito, all’Ansa, dichiara che Trieste non è “una grossa questione” ma che, per risolverla, occorre stabilire “una frontiera ben chiara ed accettata da ambo le parti”.
13/14-3-1951: Londra. Incontro del ministro degli Esteri italiano con il Premier inglese: vi si esprime “l’ansia di raggiungere un accordo amichevole con il governo jugoslavo” sulla questione del Territorio libero di Trieste.
11.7.1951: De Gasperi, al Senato, conferma la volontà dell’Italia di riottenere in un’atmosfera di amicizia con la Jugoslavia.
13.7.1951: Tito, commentando il dibattito al Senato, accusa il Governo italiano di coltivare “piani di reazione fascista”.
28.9.1951 – Kardelj dichiara all’Assemblea jugoslava che fra le contrapposte tesi, bisogna trovarne una terza, ma non precisa quale.
Febbraio 1952: Tito si dichiara favorevole alla creazione del Territorio libero di Trieste, con un Governatore alternativamente italiano e jugoslavo e con un vice governatore dell’altra Nazione.
De Gasperi risponde che “questo progetto condurrebbe alla esasperazione dei contrasti interni tra i due gruppi e ad una continua lotta imperniata su tali contrasti il che avrebbe come conseguenza di rendere acuti e permanenti i contrasti tra i due Paesi confinanti”.
17.3.1952: Nota verbale del governo italiano a quelli della Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti: denuncia delle misure prese da Belgrado nella Zona B in violazione del Trattato di pace.
20.3.1952: Quarto anniversario della Dichiarazione tripartita. Incidenti con morti e feriti a Trieste in un conflitto fra cittadini e forze di polizia.
Il Governo italiano promuove una energica azione per ottenere un sostanziale miglioramento nell’amministrazione della Zona A.
9.5.1952: Londra. Firma dell’accordo tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia che consente una più larga partecipazione italiana nell’amministrazione della zona. Mosca protesta. Belgrado adotta ulteriori misure poliziesche nella Zona B peggiorando ancora la situazione degli italiani colà residenti.
8.8.1952: Nota verbale del Governo italiano a quelli della Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, essendo stati introdotti nella Zona B di Trieste leggi e provvedimenti jugoslavi con un blocco di tredici ordinanze.
30.10.1952: L’Italia propone alla Jugoslavia di sottoporre al giudizio della Corte internazionale dell’Aja la legittimità dei provvedimenti estesi alla Zona B. Belgrado, affermando che la questione è politica e non giuridica, si sottrae al giudizio della Corte internazionale dell’Aja.
19.8.1953: Pella, presidente del Consiglio dei ministri, nella dichiarazione programmatica al Parlamento riafferma una “determinazione altrettanto ferma nella difesa degli interessi nazionali”.
28.8.1953: L’Agenzia Jugo-press considera le dichiarazioni di Pella una dimostrazione che l’atteggiamento conciliante e indulgente della Jugoslavia di fronte alla presa di posizione non costrittiva di Roma non può condurre ad una soluzione del problema di Trieste”.
L’Agenzia United-Press riporta: “Nessuna notizia è fin qui pervenuta.. circa il proponimento del Governo jugoslavo di procedere all’annessione della Zona B. Se la Jugoslavia compisse effettivamente un simile gesto, inconsulto e irresponsabile, la reazione italiana sarebbe senza dubbio quella che la coscienza del suo popolo esigerebbe”.
30.8.1953: La Tanjug ritiene provocatorie le notizie e i commenti della stampa circa la intenzione jugoslava di annettere la Zona B del Territorio libero di Trieste.
1.9.1953: Nota di protesta jugoslava per il movimento di truppe italiane alla frontiera. Il Governo italiano nello stesso giorno risponde di essere stato costretto a prendere tali misure “di carattere precauzionale protettivo”.
4.9.1953: La delegazione jugoslava a Roma respinge la risposta italiana aggiungendo: “grazie unicamente alla estrema pazienza del Governo jugoslavo non è stato dato fino a questo momento l’ordine per contromisure corrispondenti”.
6.9.1953: Discorso aggressivo di Tito a San Basso per cristallizzare a proprio favore la situazione della Zona B: “devo dire… a tutti che la questione triestina è stata portata in un vicolo cieco. Riconoscendo la necessità di liquidare questo problema, credo che l’unico modo di risolverlo sarebbe quello di fare di Trieste una città internazionale e che il retroterra venga annesso alla Jugoslavia”.
Roma, notte. Nota ufficiosa che tra l’altro rileva: “nella sua megalomania egli (Tito) indica ora una sola soluzione da prendere o lasciare: l’annessione pura e semplice alla Jugoslavia dell’intero Territorio… tutto ciò appare talmente incredibile che viene naturale domandarsi quali siano i veri intendimenti del dittatore jugoslavo”.
13.9.1953: Pella, presidente del Consiglio, dal Campidoglio, ripropone il plebiscito su tutto il Territorio libero di Trieste e la convocazione di una conferenza a cinque. Rivolgendosi agli Stati Uniti ed alla Gran Bretagna dice: “È dunque tempo che essi riconoscano l’anacronismo della loro attuale posizione” sia nel Territorio libero di Trieste che nei confronti dell’Italia.
La proposta Pella è portata a conoscenza di Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e del Governo jugoslavo.
2.10.1953: Pella alla Associated press: “prima della ratifica del trattato a sei per l’esercito europeo, deve essere equamente risolta la questione di Trieste”.
6.10.1953: Pella alla Camera: “La ratifica del trattato della Ced da parte del Parlamento italiano sarà molto facilitato da una previa soluzione del problema di Trieste”.
8.10.1953: Gli ambasciatori degli Usa e della Gran Bretagna comunicano che i rispettivi governi hanno deciso: “tenuto conto del preminente carattere italiano della Zona A, di rimettere l’amministrazione di quella zona al Governo italiano”.
9.10.1953: Pella alla Camera: “la comunicazione fatta dai governi americano e britannico… non pregiudica in alcun modo i riconosciuti diritti dell’Italia sull’insieme del territorio, né pregiudica la facoltà del Governo italiano di farli valere e di perseguirne la realizzazione nelle forme più idonee… Posso dichiarare nel modo più formale che il fatto dell’accettazione di amministrare la Zona A non implica alcun abbandono delle rivendicazioni relative alla Zona B da parte italiana”.
5.10.1954: Londra. Brosio per l’Italia, Thompson per gli Usa, Harrison per l’Inghilterra, Velebit per la Jugoslavia, siglano il Memorandum d’intesa.
4.11.1954: L’Italia riassume la diretta amministrazione della Zona A e la Jugoslavia assume quella della Zona B, Su ambedue le zone permane incontestabilmente la sovranità italiana.
25.9.1956: Belgrado. Riunione della Commissione mista italo-jugoslava per definire gli aspetti economici derivanti dal Memorandum di Londra e per il libero trasferimento delle persone già residenti nelle Zone A e B.
1958: Nuova crisi fra paesi comunisti e Jugoslavia.
1958-1959: Intensificazione dei rapporti economici fra Italia e Jugoslavia ma non di quelli politici.
4.12.1960: Popovich, ministro degli Esteri jugoslavo, a Roma. Il comunicato: “È stata riaffermata da ambo le parti la precisa volontà, nell’interesse dei due Paesi, di far quanto possibile per sviluppare i rapporti di buon vicinato”.
1.7.1961: Segni, ministro degli Esteri a Belgrado, sue dichiarazioni: “Siamo riusciti a compiere ulteriori notevoli progressi sulla via intrapresa in questi ultimi tempi nella reciproca comprensione e collaborazione… evidentemente ognuno dei due Paesi, per circostanze comprensibili, segue metodi diversi… In vari punti abbiamo rilevato che i due governi sono ispirati da preoccupazioni e da intendimenti analoghi… Questo compito richiede, naturalmente, una chiara, meditata e realistica valutazione delle proprie possibilità e una graduale e costante opera di realizzazione”.
1962-1963: Stasi nei rapporti italo-jugoslavi.
Marzo 1964: Invito a Moro di recarsi a Belgrado.
3.3.1965: Il “Combat” di Parigi annuncia negoziati fra Roma e Belgrado e parla di Zona B definitivamente assegnata alla Jugoslavia. La Farnesina smentisce.
8/12.11.1965: Moro, presidente del Consiglio, a Belgrado. Dai colloqui sarebbero escluse le questioni strettamente territoriali.
10/16.12.1965: Riunione a Belgrado del Comitato misto per le minoranze.
24/25.5.1966: Zagabria. Riunione dei Comitato misto per le minoranze.
Gennaio ’67 – Trattato commerciale con la Jugoslavia. Rottura delle trattative per il rinnovo. Il Ministro Tolloy, a Trieste, lascia intendere che la rottura è da ascriversi ad azioni di elementi jugoslavi che avevano violato il Memorandum d’intesa nella Zona B.
5.1.1967: Belgrado. Il “Borba”, ricordando le dichiarazioni del segretario agli Esteri jugoslavo Nikezie: “gli interessi dei singoli o di alcuni gruppi politici non devono prevalere su quelli generali”, denuncia “una corrente di freddezza” fra Italia e Jugoslavia.
10.5.1967: Protesta di Belgrado a Roma per il raduno degli alpini a Treviso.
13/23.11.1967: Belgrado: riunione della Commissione mista per la tutela delle minoranze.
8/10.1.1968: Visita a Roma del premier Spiliak e del ministro elegli Esteri Nikezic. Colloqui con Saragat, con Moro, presidente del Consiglio e con Fanfani, ministro degli Esteri, dedicati a problemi di interesse bilaterale. il “Borba” analizza le relazioni italo-jugoslave rilevando una volontà di non soffermarsi sul passato ma di guardare all’avvenire.
Il comunicato ufficiale dice che le parti manifestano l’intenzione di promuovere ulteriori miglioramenti nei rapporti bilaterali e di rendere sempre più costruttiva la politica di buon vicinato nel rispetto dei reciproci interessi e perseguendo con fervida volontà gli obiettivi comuni della pace della convivenza operosa e distensiva”.
24.4.1968: Zagaria. Il ” Vjesnik’ denuncia la campagna svolta “dai settori della destra italiana per ottenere la restituzione dell’Istria all’Italia”. Cita brani della “Discussione” relativi al “biblico Esodo di trecentomila istriani, fiumani e dalmati” che hanno abbandonato le loro terre nel timore che l’occupazione jugoslava potesse, oltre che separarli dalla madrepatria, privarli della civiltà cristiana e delle libertà democratiche”.
9.1.1969: Brioni: Tito esalta i rapporti di buon vicinato con l’Italia.
25.5.1969: Kardelj, a Umago d’Istria: “La regione dell’Istria offre un contributo specifico all’arricchimento del pensiero e della cultura dei popoli jugoslavi ed alla creazione di un clima di comprensione e di accostamento con il vicino popolo italiano”.
26/29.5.1969: Nenni, ministro degli Esteri, a Belgrado: “La frontiera aperta tra l’Italia e la Jugoslavia è un fatto esemplare in questo momento di tensione che l’Europa e il mondo stanno attraversando”.
22.9.1969: Trieste. Il presidente della Repubblica slovena, ricevuto dal presidente Berzanti, visita ufficialmente la Giunta regionale di Trieste. Dichiara di seguire con molta attenzione quanto succede nel Friuli – Venezia Giulia avendo le due regioni “molti interessi in comune”.
2.10.1969 – Saragat, presidente della Repubblica e Moro, ministro degli Esteri a Belgrado. Tito al brindisi: “L’attuale grado di feconda collaborazione fra l’Italia e la Jugoslavia ha potuto essere raggiunto grazie al coerente rispetto dei principi di completa eguaglianza, di non interferenza negli affari interni… Moro, al ritorno, dichiara che sono stati trattati i problemi delle comunicazioni nel goriziano. Tali comunicazioni interessano, però, soltanto la popolazione jugoslava di confine.
4.10.1969: Conferenza stampa di Tito che, invece, afferma: “Oggi lo stato dei rapporti è tale da consentire, a differenza del passato, la discussione di problemi delicati come quello dei confini”.
6.12.1970: Improvviso annullamento della visita a Roma di Tito perché l’Ansa comunica che il ministro degli Esteri Moro, rispondendo ad interrogazioni di deputati e senatori missini e democristiani, riguardanti le sorti della Zona B e del mancato Territorio libero di Trieste, ha affermato che, in occasione delle note visite effettuate da parte italiana in Jugoslavia, non sono state affrontate questioni attinenti alla sovranità sulla Zona B. “Tali questioni esulano dagli argomenti da trattarsi nel corso delle prossime visite in Italia del presidente della Repubblica socialista federativa jugoslava… Il Governo non prenderà in considerazione nessuna rinuncia ai legittimi interessi nazionali”.
21.1.1971: Tepavac, ministro degli Esteri jugoslavo, commentando un discorso di Moro sulle relazioni fra i due paesi: “Il Governo italiano e quello jugoslavo credono nei rapporti esistenti tra i due Paesi, incluso il Memorandum del 1954 e le sue implicazioni territoriali…”.
23.3.1971: Visita di Tito a Roma. Incontro Moro-Tepavac. Nel comunicato: “Fedeli agli accordi internazionali stipulati, essi hanno tenuto a ribadire la determinazione di continuare a basare i loro rapporti sul reciproco rispetto dell’indipendenza, della sovranità e delle integrità territoriale e sul principio della non interferenza negli affari interni”.
28.6.1971: Ribicic, presidente del Consiglio jugoslavo in un comizio a Predbor: “In particolare, dato il rafforzamento della fiducia tra i nostri due paesi, sia noi sia gli italiani esprimiamo la speranza che con la buona volontà saranno risolti anche gli ultimi problemi rimasti ancora aperti”.
15.11.1971: Moro, ministro degli Esteri, alla commissione Esteri della Camera, illustra la posizione dell’Italia in relazione ai rapporti italo-jugoslavi. Fragoljub Vujika, portavoce di Belgrado, dice che a Belgrado il discorso di Moro “è stato accolto con molto favore… i tentativi di riesumare forze aggressive di Irredentismo e di rivendicazioni territoriali, promosse da forze che in passato arrecarono clanno ai due paesi, hanno richiamato l’attenzione della opinione pubblica jugoslava, che è giustamente sensibile a questi fatti”.
16.12.1971: Belgrado. Dichiarazioni di Tito al Parlamento jugoslavo: “Durante la mia visita ufficiale in Italia… abbiamo confermato la reciproca decisione di continuare la politica dell’amicizia e della cooperazione fra vicini. Nello stesso tempo sono state create le condizioni per comporre le questioni pendenti fra i due paesi”.
21.4.1972: Il “Combat”, da Parigi, dà notizia di trattative fra Roma e Belgrado per un accordo in merito alla Zona B. Smentita della Farnesina.
5.5.1972: Alcuni giornali parlano di accordi con la Jugoslavia in merito alla Zona B. Ulteriore smentita della Farnesina.
29.12.1972: Tito parlando agli attivisti montenegrini della Lega dei comunisti, denuncia l’azione dei profughi istriani residenti in Italia che tendono ad impossessarsi di parte del territorio jugoslavo; pretendono la reintegrazione all’Italia della Zona B; esercitano pressioni sul Governo italiano affinché non venga raggiunto alcun accordo con la Jugoslavia. “Naturalmente la Zona B è nostra e a noi non importa nulla di quanto vanno cianciando… ; altri vorrebbero riprendere tutta l’Istria, Zara e tutta la Dalmazia”. Tito chiede che il Governo italiano prenda nette distanze “da queste organizzazioni che nutrono aspetti revanscisti sul nostro territorio”.
16.4.1974: Tito a Sarajevo dichiara: “La Zona B non esiste più e se qualcuno deve denunciare la questione delle ex zone, quelli siamo noi e non gli italiani. Ma questo noi non lo faremo perché con la nostra rinuncia a Trieste abbiamo creato le condizioni per una atmosfera che non esisteva “in nessuna altra parte dell’Europa”.
Il segretario generale del ministero degli affari esteri, a Roma, Gaja, con una nota a Belgrado chiede “informazioni e chiarimenti” sul discorso di Tito perché “non si comprende… l’inopportuno accenno ad una riapertura della questione di Trieste” e deve sottolineare “l’esigenza che da parte jugoslava non vengano prese iniziative unilaterali… come è inammissibile il linguaggio non cortese usato in alcune frasi della nota verbale jugoslava in data 30 marzo 1974”.
1.10.1975 – Il ministro per gli affari esteri Rumor dà notizia al Parlamento della necessità per l’Italia di rinunciare alla sovranità sulla Zona B in favore della Jugoslavia.

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