Prefazione:
Un filo rosso che lega idealmente i fatti che vogliamo raccontare in
queste pagine, con i giorni in cui il nostro lavoro è andato
in stampa. Un filo rosso che unisce la storia di questi cinquant'anni,
nel silenzio che l'ha accompagnata, nell'ignoranza che l'ha contraddistinta,
nella subdola politica degli autori dello sterminio etnico, dei giudici
conniventi e di chi ha sempre saputo ma ha preferito non parlare. Non
stiamo dando la verità in pillole preconfezionate, vogliamo solo
raccontarvi un pezzo di storia italiana che non troverete nei libri
di scuola; vogliamo dare il via a un dibattito che attraverso la riscoperta
di una memoria comune, ci può aiutare a trovare l'impervia strada
della pacificazione di un popolo che ha smarrito il senso di appartenenza
alla medesima vicenda nazionale. Abbiamo parlato di ignoranza, di silenzio,
di politica subdola e giudici conniventi. Un esempio: a Novembre di
quest'anno si è decretato il non luogo a procedere nei confronti
di tre infoibatori. La scusa? I reati sarebbero stati commessi su parte
del territorio nazionale successivamente ceduto ad altro Stato. Peccato,
che l'esercizio della giurisdizione non viene meno in quanto si fonda
sull’applicabilità della legge italiana, per essere stato
il reato commesso in territorio nazionale al tempo della sua consumazione.
Peccato per tanta ignoranza e malafede da parte di chi dovrebbe rappresentare
ognuno di noi. Un’ultima considerazione: il giudice che ha istituito
il processo e gli avvocati di parte civile continuano a ricevere minacce
di morte per il loro interessamento alla vicenda dei tre assassini.
Non aspettatevi di trovare queste notizie sulle prime pagine dei giornali.
Per certa gente continuano ad esistere italiani, morti, assassini, avvocati
e giudici di serie a e di serie b; anche per loro abbiamo scritto questa
dispensa.
Genocidio:
Foibe, campi di sterminio, fosse comuni, tombe senza
nomi e senza fiori, dove regna il silenzio dei vivi ed il silenzio dei
morti.
Migliaia di scomparsi… dalla storia che attendono giustizia e
verità. Scomparvero dalle loro case, dall'affetto dei loro cari,
dalla loro terra, dalla Patria che tutti amavano al di là delle
diverse ideologie politiche.
Insieme vittime di un disegno criminale basato sull'odio etnico degli
slavi e sull'ideologia marxista-leninista, che saldarono il IX Corpus
e le armate titine in un'unica fratellanza con i collaborazionisti italiani,
rei di essersi macchiati del sangue dei fratelli, sacrificati sull'altare
di un sogno utopistico di internazionalismo emancipatore dei popoli.
Tra il 25 luglio 1943 (caduta del Regime fascista) e l'8 Settembre 1943
(data della comunicazione dell'Armistizio, in effetti firmato il 3.9.1943)
nelle zone del confine orientale (Friuli, Area giuliana-goriziana, Trieste,
Istria e Dalmazia) tedeschi (slavi alleati dei tedeschi e partigiani
slavi comunisti) preparano le contromosse alla prevista modifica di
posizione dell’Italia nei confronti della alleanze.
In quel tempo nelle aree suddette, erano presenti, con i loro interessi
nazionali o internazionali marxisti, le seguenti fazioni: i rappresentanti
del Regio esercito italiano (che controllavano non solo le provincie
italiane di Pola, Fiume e Zara, Spalato, ma anche l’acquisita
provincia slovena di Lubiana e l'intera Dalmazia), i tedeschi (che ritenevano
essenziale il controllo delle vie di comunicazione con i Balcani sia
dal punto di vista strategico che per il transito delle materie prime),
gli sloveni (divisi tra filo-tedeschi e filo-comunisti con sfumature
nazionaliste), i croati (il regno di Croazia, più o meno affiliato
alla Corona d'Italia, aveva in Ante Pavelic l'espressione nazionalista,
filo-tedesca, anti-ebrea e anti-italiana), i croati filo-comunisti (inquadrati
nelle forze della Resistenza, presenti in Istria e a contatto con italiani
comunisti), i serbi cetnici, le formazioni volontarie slave inquadrate
nelle SS (Bosniaci, Croati, ecc.).
L'area, inoltre, da sempre considerata di influenza britannica, collegava
le sue mosse a rapporti stretti sia con Londra che con Mosca, attraverso
le variegate componenti etnico-politiche.
Questo groviglio di gruppi non si fa trovare impreparato l'8 settembre,
ad eccezione degli italiani, le cui Forze armate, abbandonate a se stesse,
sono preda dei tedeschi e dei partigiani.
La creazione dell'Ozak (zona d’Operazioni del Litorale adriatico)
da parte dei tedeschi e la nascita della RSI (Repubblica Sociale Italiana)
che riprende in mano la guida delle istituzioni civili e di polizia
(carabinieri, Guardia di Finanza, Pubblica sicurezza confinaria ecc.)
contribuiscono a "bonificare" la zona, che però non
è indenne da atti di guerriglia, prelevamenti di persone e sparizione,
rappresaglie, deportazioni di natura etnico-politica.
Le autorità del Reich (nell'ambito delle quali si distinguono
due ali: quella tedesca e quella austriaca, rappresentata dal commissario
Rainer e dal comandante SS Globocnick) stringono nuove alleanze appoggiando
le nuove fazioni che si sono create e rafforzate nell'area (in Slovenia:
Bela Garda e Domobranci - milizie armate anti-comuniste e filo-tedesche;
in Croazia: Ustascia - milizie filo-naziste, ultra nazionaliste e permeate
di mito etnico) a discapito degli interessi italiani. Tuttavia il Governo
repubblicano fascista riesce a far sopravvivere la struttura amministrativa
e la presenza militari attraverso reparti come la Xª Mas, il Battaglione
bersaglieri "Mussolini", il reggimento alpini "Tagliamento",
la Mdt (Milizia difesa territoriale), naturalmente i corpi di Polizia
(Carabinieri, Guardia di Finanza e Pubblica sicurezza) ed altri corpi
militari e para-militari di vario spessore ed importanza (Guardia civica,
Brigate nere, ecc.).
Va rafforzandosi anche la Resistenza italiana che però si presenta
divisa in partigiani garibaldini comunisti che dal 1944 collaboreranno
totalmente con la Resistenza slava rappresentata dal IX Corpus, rendendosi
responsabili di collaborazione nei prelevamenti di italiani, come provato
dalle testimonianze dei familiari dei deportati, e di eccidi di anti-comunisti
(Porzus 7.2.1945), sono cioè, la parte più dura nella
guerra civile (Gap) - e in partigiani osovani.
Dal 1944 sono presenti nell'area forti contingenti di cosacchi, caucasici
e turkmeni, inquadrati in formazioni militari tedesche ai quali era
stata promessa una terra ed una patria nelle zone dell'Ozak.
La presenza di numerosi militari paracadutati tra i partigiani (inglesi,
americani, russi) e di incontri e missioni tra il Regno del Sud e reparti
militari della RSI rendono sempre più complessa la situazione
che esplode alla caduta del fronte ed al crollo della Germania.
È così che il primo maggio, truppe comuniste titine entrano
in Trieste e Gorizia e, aiutate dai collaborazionisti italiani, fornite
di liste di proscrizione, prelevano, deportano, infoibano e detengono
in campi di sterminio circa 12.000 Italiani (secondo il Cln)
A Zara, erano entrate il 30.10.1944 mentre a Fiume e Pola entreranno
il 3.5.1945.
Il disegno di genocidio fu condotto senza distinzioni politiche razziali
ed economiche o di sesso ed età; furono arrestati fascisti ed
anti-fascisti (anche partigiani), cattolici ed ebrei, industriali, dipendenti
privati ma anche agricoltori, pescatori, donne, vecchi, bambini, e soprattutto,
i servitori dello Stato (carabinieri, poliziotti, finanzieri, militi
della Guardia civica, ecc.).
Le Foibe colpirono una parte dei prelevati e furono la tomba di alcuni
centinaia di italiani, ma la maggioranza finì in campi di sterminio
ed in fosse comuni.
MOMENTI DI UNA TRAGEDIA
La storia non è solo lo studio di date, di fenomeni,
di battaglie, di interpretazioni, ma la visione di quell'eterno mosaico
composto da milioni di tasselli che parlano di uomini e donne con i
loro dolori, le loro tragedie, i loro sogni, i loro affetti. È
per questo che i flash che accendiamo nel buio della galleria scura
dell’ipocrisia e del silenzio creata in cinquant’anni di
falsa storia vi sembreranno scarni, crudi, duri, ma vogliono ricondurre
l'interpretazione della stessa alla lettura della vita, dei drammi e
delle tragedie di migliaia di italiani.
Zara:
"… Nelle giornate del 7 e 8 novembre 1944 (Zara cadde in
mano partigiana il 30 ottobre 1944) furono fatti uscire dai sotterranei
della caserma "Vittorio Veneto" una ventina di agenti ed una
trentina di civili ivi rinchiusi, e quindi, trasportati assieme ad altri
venticinque civili nell’isola di Ugliano. Dopo che i partigiani
accompagnatori hanno consumato il pasto e bevuto abbastanza, vengono
invitati i primi venticinque a lasciare i loro abiti e rimanere solo
con le scarpe, pantaloni e camicia. Dopo tale operazione vengono avviati
lungo un sentiero terminante in un precipizio a picco sul mare e qui
massacrati come cani. I cadaveri finiscono nel burrone h vicino. Liquidati
i primi, i partigiani tornano indietro per eseguire la stessa operazione
con gli altri. Difatti anche questi vengono invitati a togliersi i vestiti
e a rimanere solo con gli stessi indumenti dei primi; inoltre, raccolti
tutti i documenti ed ogni carta tenuta dagli agenti, si procede alla
loro distruzione col fuoco…" (doc. 12 Ministero Esteri)
Fiume:
"… avvennero arresti di antifascisti e fascisti, purché
italiani. Per non fare lunghi elenchi di nomi voglio notare alcuni tra
quelli completamente fuori da ogni movimento fascista. L'architetto
Pagan, il quale, per essere dissenziente al movimento fascista, fu arrestato
il giorno 3 maggio. Fu arrestata pure la moglie di un ufficiale della
Marina Italiana, combattente a fianco degli Alleati, nata Sennis. In
seguito venne arrestata anche sua madre, la direttrice didattica Sennis.
Altra persona arrestata fu Riccardo Bellandi, amatissimo per il suo
buon cuore da tutti i fiumani…"
Spalato:
"… Le nefaste giornate vissute dagli italiani di Spalato
durante la temporanea occupazione delle bande serbo-comuniste resteranno
dolorosamente scolpite nella mente di quanti hanno avuto la triste sorte
di esserne testimoni oculari. Integerrime figure di patrioti italiani
vennero barbaramente seviziate ed uccise. Oltre quattrocentocinquanta
furono le vittime cadute nell'eccidio compiuto dai banditi contro cittadini
che altra colpa non avevano se quella di essere italiani. Le notizie
che giungono dalla dolorante terra di Dalmazia sono quanto mai angosciose.
Oltre all'eccidio dei maestri delle scuole di Spalato e di altri paesi
dell’interno della Dalmazia, risultano uccisi il conte Silvio
de Micheli Vitturi e l'avvocato Matteo Mirossevich, commissari comunali
alla Castella, nonché il fiduciario del Fascio di Castel San
Giorgio Mario Valich, gli squadristi Vincenzo Bilinich, Ben Radovnicovich,
Antonio Biuk, Simeone Segnanovich, Antonio Bonacci, Stefano Zocchich,
tale Craglich, i fratelli Vittorio e Michele Fiorentino e tanti altri.
Pure, sotto il piombo della furia omicida dei banditi, sono caduti vari
commissari di Pubblica sicurezza, assieme ad una ottantina di agenti.
Tra gli scomparsi figura anche il dottor Popov, il dottor Maiano, il
dottor Castellini e il dottor Sorge. A Lissa è stato ucciso lo
squadrista Petrossich. Giuseppe Trzich e la figlia del viceprefetto
Lugher, che da Zara si recavano a Spalato, sono stati anch'essi barbaramente
assassinati.
Numerosi sono gli italiani i quali prima di essere uccisi hanno dovuto
sottostare a crudeltà inaudite. A taluni sono stati strappati
con delle tenaglie roventi gli orecchi, altri, rinchiusi in gabbie di
ferro, sono stati esposti al ludibrio della plebaglia. A stroncare tale
scempio di vite umane sono sopraggiunte le truppe tedesche, che sono
state costrette a combattere aspramente prima di aver ragione dei banditi
che si erano asserragliati a Salona, la quale - data la violenza della
lotta - è stata completamente distrutta…
NORMA COSSETTO:
… Norma Cossetto era una splendida ragazza di
24 anni di S. Domenico di Visinada, laureanda in lettere e filosofia
presso l'Università di Padova. In quel periodo girava in bicicletta
per i comuni dell'Istria per preparare il materiale per la sua tesi
di laurea, che aveva per titolo "L'Istria Rossa" (Terra rossa
per la bauxite).
Il 25 settembre 1943 un gruppo di partigiani irruppe in casa Cossetto
razziando ogni cosa. Entrarono perfino nelle camere, sparando sopra
i letti per spaventare le persone.
Il giorno successivo prelevarono Norma. Venne condotta prima nella ex
caserma dei Carabinieri di Visignano dove i capibanda si divertirono
a tormentarla, promettendole libertà e mansioni direttive, se
avesse accettato di collaborare e di aggregarsi alle loro imprese. Al
netto rifiuto, la rinchiusero nella ex caserma della Guardia di Finanza
a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici tra i quali
Eugenio Cossetto, Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Ada Riosa vedova
Mechis in Sciortino, Maria Valenti, Umberto Zotter ed altri, tutti di
San Domenico, Castellier, Ghedda, Villanova e Parenzo. Dopo una sosta
di un paio di giorni, vennero tutti trasferiti durante la notte e trasportati
con un camion nella scuola di Antignana, dove Norma iniziò il
suo vero martirio. Fissata ad un tavolo con alcune corde, venne violentata
da diciassette aguzzini, ubriachi e esaltati, quindi gettata nuda nella
Foiba poco distante, sulla catasta degli altri cadaveri degli istriani.
Una signora di Antignana che abitava di fronte, sentendo dal primo pomeriggio
gemiti e lamenti, verso sera, appena buio, osò avvicinarsi alle
imposte socchiuse. Vide la ragazza legata al tavolo e la udì,
distintamente, invocare la mamma e chiedere da bere per pietà…
… Il 13 ottobre 1943 a S. Domenico ritornarono i tedeschi i quali,
su richiesta di Licia, sorella di Norma, catturarono alcuni partigiani
che raccontarono la sua tragica fine e quella di suo padre. il 10 dicembre
1943 i Vigili del fuoco di Pola, al comando del maresciallo Harzarich,
ricuperarono la sua salma: era caduta supina, nuda, con le braccia legate
con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati;
aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate. Emanuele
Cossetto, che identificò la nipote Norma, riconobbe sul suo corpo
varie ferite d'arme da taglio; altrettanto riscontrò sui cadaveri
degli altri".
Norma aveva le mani legate in avanti, mentre le altre vittime erano
state legate dietro. Da prigionieri partigiani, presi in seguito da
militari italiani istriani, si seppe che Norma, durante la prigionia
venne violentata da molti.
Un'altra deposizione aggiunge i seguenti particolari: "Cossetto
Norma, rinchiusa da partigiani nella ex caserma dei Carabinieri di Antignana,
fu fissata ad un tavolo con legature alle mani e ai piedi e violentata
per tutta la notte da diciassette aguzzini. Venne poi gettata nella
Foiba.
…La salma di Norma fu composta nella piccola cappella mortuaria
del cimitero di Castellerier. Dei suoi diciassette torturatori, sei
furono arrestati e obbligati a passare l'ultima notte della loro vita
nella cappella mortuaria del locale cimitero per vegliare la salma,
composta al centro, alla luce tremolante di due ceri, nel fetore acre
della decomposizione di quel corpo che essi avevano seviziato sessantasette
giorni prima, nell'attesa angosciosa della morte certa. Soli, con la
loro vittima, con il peso enorme dei loro rimorsi, tre impazzirono e
all'alba caddero con gli altri, fucilati a colpi di mitra…
LE FOIBE:
Foiba di Basovizza e
Monrupino - Oggi monumenti nazionali. Diverse centinaia
sono gli infoibati in esse precipitati. Sul massacro di Basovizza il
giornale "Libera Stampa" in data 1.08.1945 pubblicava un articolo
dal titolo: "Il massacro di Basovizza confermato dal Cin giuliano.
Piena luce sia fatta in nome della civiltà. Una dettagliata documentazione
trasmessa alle autorità alleate della zona ed al Governo italiano".
L'articolo riportava un documento sottoscritto da tutti i componenti
del Cln e di quelli dell'Ente costitutivo autonomia giuliana, che così
denunciava i crimini accaduti a Trieste tra il 2 ed il 5 maggio: "Centinaia
di cittadini vennero trasportati nel cosiddetto "Pozzo della Miniera"
in località prossima a Basovizza e fatti precipitare nell'abisso
profondo duecentoquaranta metri. Su questi disgraziati vennero in seguito
lanciate le salme di circa centoventi soldati tedeschi uccisi nei combattimenti
dei giorni precedenti e le carogne putrefatte di alcuni cavalli. Al
fine di identificare le salme delle vittime e rendere possibile la loro
sepoltura abbiamo chiesto consiglio agli esperti che hanno collaborato,
a suo tempo, al recupero delle salme nelle Foibe istriane.
L'attrezzatura a disposizione dei nostri esperti non è sufficiente
data l'eccezionale profondità del pozzo, il numero delle salme
e lo stato di putrefazione delle stesse…".
Davanti alle accuse che vengono fatte da alcuni organi di stampa, di
uccisioni indiscriminate, che avrebbero interessato anche esponenti
antifascisti, il giornale "Pílinorski Dnevmk" in data
5.08.1945, smentendo l'uccisione di patrioti italiani, ammette l'infoibamento
di italiani a Basovizza e particolarmente di poliziotti e finanzieri.
Così scrive: "… Questa nuova Jugoslavia del maresciallo
Tito, che per il numero delle vittime, per la vittoria comune occupa
senza dubbio il secondo posto dopo l'Unione sovietica e che è
rispettata ed onorata dalla popolazione slovena, croata e italiana di
questa regione, non è possibile che abbia oltre alla Guardia
di frontiera fascista, ai poliziotti, gettato nelle Foibe anche i combattenti
che hanno combattuto da fratelli per la nuova Jugoslavia e dieci soldati
Neozelandesi…"
E, proseguendo con la definizione cinica dell'alibi che ancora oggi
alcuni storici sloveni e croati sottolineano, giunge a dire: "…
sulla terra che ha sofferto per venticinque anni il terrore snazionalizzatore
italo-fascista si è combattuto per anni contro i nazi-fascisti
assieme ad onesti italiani ed antifascisti non è questa la prima
e nemmeno l’unica grotta dove si polverizzano le ossa dei criminali
italiani e tedeschi e di quelli che si sono opposti…"
Tra i responsabili degli infoibamenti a Basovizza può essere
indicata la Banda Zoll-Steffè che presso le carceri triestine
dei Gesuiti imperversò sotto la denominazione della Guardia del
popolo.
Foiba di Scadaicina:
sulla strada di Fiume.
Foiba di Podubbo:
Non è stato possibile, per difficoltà, il recupero.
"Il Piccolo" del 5.12.1945 riferisce che coloro che si sono
calati nella profondità di 190 metri, hanno individuato cinque
corpi - tra cui quello di una donna completamente nuda - non identificabili
a causa della decomposizione.
Foiba di Drenchia:
Secondo Diego De Castro vi sarebbero cadaveri di donne, ragazze e partigiani
dell’Osoppo.
Abisso di Semich :"…
Un'ispezione del 1944 accertò che i partigiani di Tito, nel settembre
precedente, avevano precipitato nell'abisso di Semich (presso Lanischie),
profondo 190 metri, un centinaio di sventurati: soldati italiani e civili,
uomini e donne, quasi tutti prima seviziati e ancor vivi. impossibile
sapere il numero di quelli che furono gettati a guerra finita, durante
l'orrendo 1945 e dopo. Questa è stata fina delle tante Foibe
carsiche trovate adatte, con approvazione dei superiori, dai cosiddetti
tribunali popolari, per consumare varie nefandezze. La Foiba ingoiò
indistintamente chiunque avesse sentimenti italiani, avesse sostenuto
cariche o fosse semplicemente oggetto di sospetti e di rancori. Per
giorni e giorni la gente aveva sentito urla strazianti provenire dall’abisso,
le grida dei rimasti in vita, sia perché trattenuti dagli spuntoni
di roccia, sia perché resi folli dalla disperazione. Prolungavano
l’atroce agonia con sollievo dell’acqua stillante. Il prato
conservò per mesi le impronte degli autocarri arrivati qua, grevi
del loro carico umano, imbarcato senza ritorno…" (Testimonianza
di Mons. Parentin - da La Voce Giuliana del 16.12.1980).
Foibe di Opicina, di
Campagna e di Corgnale: "… Vennero infoibate
circa duecento persone e tra queste figurano una donna ed un bambino,
rei di essere moglie e figlio di un carabiniere …"(G. Holzer
1946).
Foibe di Sesana e Orle:
Nel 1946 sono stati recuperati corpi infoibati.
Foiba di Casserova:
sulla strada di Fiume, tra Obrovo e Golazzo.
Ci sono stati precipitati tedeschi, uomini e donne italiani, sloveni,
molti ancora vivi, poi, dopo aver gettato benzina e bombe a mano, l’imboccatura
veniva fatta saltare. Difficilissimi i recuperi.
Abisso di Semez:
Il 7 maggio 1944 vengono individuati resti umani corrispondenti a ottanta
- cento persone. Nel 1945 fu ancora "usato".
Foiba di Gropada:
Sono recuperate cinque salme.
"… Il 12 maggio 1945 furono fatte precipitare nel bosco di
Gropada trentaquattro persone, previa svestizione e colpo di rivoltella
"alla nuca". Tra le ultime: Dora Ciok, Rodolfo Zuliani, Alberto
Marega, Angelo Bisazzi, Luigi Zerial e Domenico Mari…
Foiba di Vifia Orizi:
Nel mese di maggio del 1945, gli abitanti del circondario videro lunghe
file di prigionieri, alcuni dei quali recitavano il Padre Nostro, scortati
da partigiani armati di mitra, essere condotte verso la voragine. Le
testimonianze sono concordi nell'indicare in circa duecento i prigionieri
eliminati.
Foiba di Cernovizza (Pisino):
Secondo voci degli abitanti del circondario le vittime sarebbero un
centinaio. L'imboccatura della Foiba, nell'autunno del 1945, è
stata fatta franare.
Foiba di Obrovo (Fiume):
È luogo di sepoltura di tanti fiumani, deportati senza ritorno.
Foiba di Raspo:
Usata come luogo di genocidio di italiani sia nel 1943 che nel 1945.
Imprecisato il numero delle vittime.
Foiba di Brestovizza:
Così narra la vicenda di una infoibata il "Giornale di Trieste"
in data 14.08.1947.
"… Gli assassini l'avevano brutalmente malmenata, spezzandole
le braccia prima di scaraventarla viva nella Foiba. Per tre giorni,
dicono i contadini, si sono sentite le urla della misera che giaceva
ferita, in preda al terrore, sul fondo della grotta."
Foiba di Zavni (Foresta
di Tarnova): Luogo di martirio dei carabinieri di Gorizia
e di altre centinaia di sloveni oppositori del regime di Tito.
Foiba di Gargaro o Podgomila
(Gorizia): A due chilometri a nord-ovest di Gargaro,
ad una curva sulla strada vi è la scorciatoia per la frazione
di Bjstej. A una trentina di metri sulla destra della scorciatoia vi
è una Foiba. Vi furono gettate circa ottanta persone.
Capodistria - Le Foibe:
Dichiarazioni rese da Leander Cunja, responsabile della Commissione
di indagine sulle Foibe del capodistriano, nominata dal Consiglio esecutivo
dell'Assemblea comunale di Capodistria:
"… Nel capodistriano vi sono centosedici cavità, delle
ottantuno cavità con entrata verticale abbiamo verificato che
diciannove contenevano resti umani. Da dieci cavità sono stati
tratti cinquantacinque corpi umani che sono stati inviati all’Istituto
di medicina legale di Lubiana. Nella zona si dice che sono finiti in
Foiba, provenienti dalla zona di S. Servolo, circa centoventi persone
di etnia italiana e slovena, tra cui il parroco di S. Servolo, Placido
Sansi. I civili infoibati provenivano dalla terra di S. Dorligo della
Valle. I capodistriani, infatti, venivano condotti, per essere deportati
ed uccisi, nell'interno, verso Pinguente. Le Foibe del capodistriano
sono state usate nel dopoguerra come discariche di varie industrie,
tra le quali un salumificio della zona…"
Foiba di Vines:
Recuperate dal Maresciallo Harzarich dal 16.10.1943 al 25.10.1943 cinquantuno
salme riconosciute. In questa Foiba, sul cui fondo scorre dell'acqua,
gli assassinati dopo essere stati torturati, ftirono precipitati con
una pietra legata con un filo di ferro alle mani. Furono poi lanciate
delle bombe a mano nell'interno. Unico superstite, Antonio Radeticchio,
ha raccontato il fatto.
Cava di Bauxite di Gallignana:
Recuperate dal 31 novembre 1943 all'8 dicembre 1943 ventitré
salme di cui sei riconosciute.
Foiba di Terli: Recuperate
nel novembre del 1943 ventiquattro salme, riconosciute.
Foiba di Treghelizza:
Reciìperate nel novembre del 1943 due salme, riconosciute.
Foiba di Pucicchi: Recuperate
nel novembre del 1943 undici salme di cui quattro riconosciute.
Foiba di Surani: Recuperate
nel novembre del 1943 ventisei salme di cui ventuno riconosciute.
Foiba di Cregli: Recuperate
nel dicembre del 1943 otto salme, riconosciute.
Foiba di Cernizza: Recuperate
nel dicembre del 1943 due salme, riconosciute.
Foiba di Vescovado:
Scoperte sei salme di cui una identificata.
Altre foibe da cui non fu possibile eseguire recupero nel periodo 1943
- 1945: Semi - Jurani - Gimino - Barbana - Abisso Bertarelli - Rozzo
- Iadruichi.
Foiba di Cocevie: a 70
chilometri a sud-ovest da Lubiana.
Foiba di San Salvaro.
Foiba Bertarelli (Pinguente):
Qui gli abitanti vedevano ogni sera passare colonne di prigionieri ma
non ne vedevano mai il ritorno.
Foiba di Gropada.
Foiba di San Lorenzo di Basovizza.
Foiba di Odolina: Vicino
Bacia, stilla strada per Matteria, nel fondo dei Marenzi.
Foiba di Beca - Nei pressi
di Cosina.
Foibe di Castelnuovo d'Istria:
"Sono state poi riadoperate - continua il rapporto del Cln - le
foibe istriane, già usate nell'ottobre del 1943".
Cava di bauxite di Lindaro.
Foiba di Sepec (Rozzo).
Se avete altre notizie e me le volete
inviare scrivetemi: 
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