Discorso di Napoli

Non sono pochi oggi nel mondo coloro che affrontano i problemi della ricostruzione europea dal nostro punto di vista. Sono passati nove anni da quando l’Italia Fascista a Londra pose il problema delle riparazioni e dei debiti nei termini che oggi sono all’ordine del giorno. E come si può parlare di ricostruzione europea se non verranno modificate alcune clausole di alcuni trattati di pace (Applausi) che hanno spinto interi popoli sull’orlo del disastro materiale e della disperazione morale. E quanto tempo dovrà passare ancora per convincersi che nell’apparato economico del mondo contemporaneo c’è qualcosa che si è incagliato e forse spezzato. (Applausi). Queste sono direttive precise con le quali si serve la vera pace, la quale non può essere dissociata dalla giustizia, altrimenti è un protocollo dettato dalla vendetta, dal rancore o dalla paura (Applausi). La crisi mondiale, che non è più solamente economica ma è ormai soprattutto spirituale e morale, non ci deve fermare in uno stato di abulia e di inerzia. Tanto maggiori sono gli ostacoli e tanto più precisa e diritta deve essere la nostra volontà di superarli. (Applausi). Popolo napoletano, camicie nere di Napoli e della Campania, a chi i più alti doveri nell’Italia Fascista? (A noi!)

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